martedì 4 marzo 2014

Qual è la prima regola per essere felice ?

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Qual è la prima regola per essere felice? Non cercare la felicità
Realizzare se stessi non è altro che un'illusione evolutiva. Lo confermano le storie raccontate da Yasmina Reza.
Non si sa mai bene cosa si intenda con la parola «felicità», e non mi riferisco a cosa ne pensavano Proust o Leopardi: perfino un sopravvalutato come Alberto Moravia era arrivato alla conclusione che la felicità è impossibile perché «il solo fatto di avere un corpo è una forma di inquietudine».

Figuriamoci la «felicità coniugale», i cui disastri sono sempre stati un oggetto narrativo molto interessante, una prigione psicologica da esplorare. Una notevole specialista del genere si sta rivelando Yasmina Reza, già autrice de Il dio del massacro (da cui Roman Polanski ha tratto il bellissimo Carnage), e il suo nuovo romanzo, appena pubblicato da Adelphi, ha un titolo emblematico: Felici i felici (pagg. 163, euro 18). Non significa che chi si accontenta gode, altrimenti bastava il bicchiere di vino con un panino della felicità cantata da Al Bano e Romina. Piuttosto che la felicità del vicino è sempre più felice. Mentre la propria è sottoposta a tutte le leggi del mondo fisico, l'entropia vale anche per l'amore e la passione, alla lunga tutto, per noia o per routine, si decompone in quella trappola chiamata «coppia» e di conseguenza la «vita di coppia», spesso un incubo.

Molto carveriana nel suo snodarsi in una serie di short stories minimaliste agganciate l'una all'altra, la storia di Yasmina Reza è una tragicomica scatola cinese di personaggi ingabbiati in mondi chiusi, solo apparentemente comunicanti tra loro. Ciascuno con i suoi problemi, ogni coppia convinta che la coppia di amici sia felice, ogni coppia scoppiata e divisa in due singoli individui dimezzati, monologanti, soli, infelici. Le donne con i loro «risentimenti improvvisi, quando tutto si ferma, tutto si pietrifica», perché «approfittano di qualsiasi cosa per avvilirti, adorano ricordarti quanto sei deludente». Quelli che cominciano a chiamarsi «tesoro» e «dicono frasi del tipo “stasera tesoro facciamo una buona cenetta”». La terribile «contrizione dell'individuo per riuscire a essere in due, voglio dire non c'è mica più armonia e spontaneità nel tesoro facciamoci una buona cenetta, no, né minore è il baratro». Tra l'altro non soltanto gli altri sembrano sempre più felici di noi, ma è provato come la nostra felicità sia fondata sull'infelicità altrui. Secondo Gore Vidal «Avere successo non basta. Bisogna prima che falliscano gli altri».

Ambrose Bierce definisce la felicità «la gradevole sensazione che nasce dal contemplare l'infelicità». Vale anche l'inverso: la nostra infelicità è determinata dalla contemplazione dell'altrui felicità. Come i risultati di un noto esperimento nel quale un lavoratore scopre in busta paga un aumento del cinque per cento. È felice, finché non scopre che i suoi colleghi lo hanno avuto del dieci. Infatti dal punto di vista scientifico la felicità è stata analizzata come illusione evolutiva: poiché dotato di autocoscienza e propensione all'infelicità, l'Homo Sapiens è l'unico essere vivente a averne fatto un'ossessione, un mantra. Nel Dna del nostro passato di animali inconsapevoli ci portiamo dietro dei circuiti neurali più sensibili alle emozioni negative che a quelle positive: l'inquietudine serviva a sopravvivere, la felicità a essere divorati. Sarà per questo che ogni favola finisce con «e vissero tutti felici e contenti», con quel pleonastico rafforzativo «e contenti», cioè, non ho mai capito: se uno è felice quale senso avrà essere anche contento? E sarà per questo che la religione prescrive di non desiderare la donna d'altri, e grazie al cavolo, è l'unica desiderabile, altrimenti il tradimento non sarebbe all'ordine del giorno.

Attenzione, non vale solo per l'amore, vale perfino per il denaro, e per le crisi economiche da cui ci sentiamo tanto afflitti. Gli psicologi David Myers e Ed Diener hanno analizzato i bisogni di felicità umana nei Paesi industrializzati e hanno osservato come l'asticella della felicità si alzi sempre di più. «Rispetto al 1957 gli americani hanno il doppio delle automobili per persona, e in più forni a microonde, televisore a colori, videoregistratori, condizionatori d'aria, segreterie telefoniche e scarpe da ginnastica di marca nuove per 12 miliardi di dollari l'anno. Allora, sono più felici del 1957? No». Tuttavia Donald Campbell, psicologo evoluzionista studioso della «macchina edonistica» dei piaceri umani, è arrivato a una conclusione simile a un rimedio: «Il perseguimento diretto della felicità è la ricetta di una vita infelice». Insomma, cari miei, meno ci pensate, più avete la possibilità di essere felici.

Anno 2029, i robot saranno come noi. Anzi, meglio.

IL FUTURO ha una data precisa, o almeno quello della robotica: il 2029.



Già, quello sarà l'anno nel quale macchine è umanità si fonderanno, nel quale anche i robot saranno capaci di leggere le emozioni umane e di riprodurle, se non anticiparle, di imparare dall'esperienza, di scherzare, di raccontare storie, addirittura di sorridere. In altre parole il 2029 segnerà il vantaggio dell'intelligenza artificiale su quella naturale.

A vaticinare questa tecno-superiorità e Ray Kurzweil, direttore dell'ingegneria Google e incaricato dalla U. S. National Academy of Engineering insieme ad altre 17 "menti" di prevedere le sfide tecnologiche del prossimo secolo (tra gli altri anche Larry Page di Google e il pioniere del sequenziamento del genoma umano Craig Venter).

In pratica Kurzweil oggi 66enne e futurologo (ha già detto di volersi far ibernare, per capirci) ma soprattutto guru dell'AI e pioniere nell'ambito della scansione ottica e dei sistemi di sintesi audio, ha parlato di post-umanesimo e di umanità aumentata, una realtà dove la vita digitale e quella reale saranno sempre mischiate, a favore dell'uomo: "Usiamo la tecnologia per ampliare i nostri orizzonti fisici e mentali - ha spiegato Ray -, sono convinto che entro il 2029 avremo i mezzi per raggiungere il livello di intelligenza dell'uomo, con l'ampia flessibilità dell'intelletto umano anche nella sua dimensione più strettamente emotiva".

Il suo punto di vista non potrebbe essere accantonato come quello di un profeta qualunque se non fosse per il suo curriculum, Kurzweil è infatto già noto alle cronache scientifiche per aver inventato i dispositivi che hanno cambiato il mondo: il primo scanner piano, il primo programma per computer in grado di riconoscere un carattere tipografico ed il primo sintetizzatore "text-to-speech", ma soprattutto non è nuovo nel tentativo di saper guardare oltre il proprio naso e il proprio tempo, anticipando con precisione quello che sarà: nel 1990 ha predisse che un computer avrebbe sconfitto un campione mondiale di scacchi dal 1998, sbaglio solo di qualche mese visto che nel 1997 "Deep Blue" di IBM sconfisse Garri Kasparov. Non solo allora ci prese in pieno: giurò sulla futura prominenza del "world wide web" in un momento in cui Internet era solo una piccola rete si sistema oscura e ingestibile in mano ad alcuni accademici di Los Angeles.

Ma questo suo immaginare quello che sarà tra 15 anni non si ferma alle parole perché proprio Google gli assegnato il compito di sviluppare tecniche e tecnologie per facilitare la comprensione del "linguaggio naturale" dei robot: "Il mio progetto è proiettato a trovare una ricerca-base valida a capire realmente cosa significa la parola linguaggio. Quando si scrive un articolo si sta effettivamente creando un'interessante raccolta di parole. Il mio obiettivo, in Google, è quello di trovare un macchina che organizzi ed elabori informazioni testuali, tramite l'intelligenza artificiale, che derivi dal pensiero o da qualcosa da dire".

lunedì 3 marzo 2014

Sarà il caso di pensare a un ombrello quantistico ?

Una nuova (quasi)particella: la goccia quantistica Scoperta dai fisici del Jila una nuova classe di particelle.
Hanno caratteristiche a metà tra entità quantistiche e liquidi.

Come se non bastassero neutrini, quark e bosoni. A complicare il variopinto scenario della fisica quantistica ci si mettono, adesso, anche le quasiparticelle. Nonostante non sembri, il nome ha ben poco di ironico: definisce dei composti di particelle più piccole che, nel complesso, si comportano come un’entità unica, non interagente e dal comportamento predicibile. L’esempio più comune è quello dell’eccitone (ribadiamo: anche in questo caso non ci sono doppi sensi sul nome), l’insieme di un elettrone e di una cosiddetta lacuna, cioè un buco nella struttura energetica di un materiale semiconduttore, adatto a contenere l’elettrone stesso ma rimasto vuoto.

Gli scienziati del Jila, istituto di ricerca congiunto del National Institute of Standards and Technology e della University of Colorado Builder, raccontano su Nature di aver isolato un nuovo tipo di quasiparticella, cui hanno affibbiato il curioso nome di goccia quantistica (quantum droplet). Si tratta di un complesso microscopico di elettroni e lacune in una disposizione finora mai vista, con proprietà sia quantistiche (livelli di energia separati e ordinati) che caratteristiche dei liquidi (può formare una sorta di increspature). La quasiparticella, inoltre, ha vita brevissima, poco più di 25 picosecondi (bilionesimi di secondo).

“Le gocce elettroni-lacune erano già note nei semiconduttori”, spiega Steven Cundiff, fisico del Jila. “Ma quelle che si conoscevano finora contengono milioni di coppie. La quasi particella che abbiamo isolato ne ha appena cinque”. Per creare la goccia, l’équipe ha eccitato un semiconduttore all’arseniuro di gallio usando un laser rosso ultraveloce in grado di emettere circa 100 milioni di impulsi al secondo. Gli impulsi creano inizialmente eccitoni, che aumentano sempre più al crescere dell’intensità della luce. Oltre una certa densità, le lacune iniziano a riempirsi velocemente: le coppie rimaste costituiscono le sfuggenti goccioline neutre, tenute insieme dalla pressione del plasma circostante.

Le applicazioni pratiche della scoperta, naturalmente, non sono così immediate. “Penso che nessuno costruirà dispositivi a goccioline quantistiche”, scherza Cundiff. “Ma studiando queste quasiparticelle capiremo meglio l’interazione degli elettroni con la luce, il che potrà contribuire allo sviluppo di nuovi dispositivi optoelettronici”.

Sarà il caso di pensare a un ombrello quantistico ?

venerdì 28 febbraio 2014

L'impiegato dell'anno fa sognare un bambino...

Un bambino di 7 anni perde un giocattolo LEGO e scrive al servizio clienti dell'azienda una lettera dolcissima.

La LEGO risponde in modo geniale.

Luka Apps è un bambino fanatico della LEGO (come lo siamo stati tutti da bambini e lo siamo ancora oggi nei casi più gravi) e con un cognome strano.



Luka aveva risparmiato per comprare il set LEGO NinjaGo.
Ma un giorno perde uno dei personaggi del set.

E scrive questa lettera su suggerimento del padre:

Ciao.
Il mio nome è Luka Apps ed ho 7 anni. Con tutti i miei risparmi di Natale mi sono comprato il kit NinjaGo del Predatore Ultra Sonico. Il numero è il 9449. E’ davvero molto bello. Papà mi ha portato da Sainsbury e mi ha detto di lasciare i personaggi a casa ma io li ho portati con me ed ho perso Jay ZX al negozio perchè mi è caduto dal cappotto.
Sono davvero dispiaciuto d’averlo perso. Papà mi ha detto di spedirvi una mail per vedere se è possibile averne un altro.
Prometto di non portarlo mai più al negozio se me lo spedite.
Luka


La risposta del servizio clienti di LEGO è geniale ed è questa:

Luka,
Ho detto al sensei Wu che la perdita di Jay è stato solo un incidente e che mai e poi mai avresti fatto in modo che si ripetesse.

Mi ha quindi incaricato di dirti:”Luka, tuo padre sembra davvero una persona molto saggia. Devi sempre proteggere i tuoi personaggi NinjaGo come i draghi proteggono le armi di Spinjitzu!”.

Il Maestro Wu mi ha anche detto che va bene spedirti un nuovo Jay e di aggiungerci anche un piccolo extra perchè chiunque risparmi tutti i suoi soldi di Natale per comperare il Predatore Ultrasonico deve essere davvero un grande fan di Ninjago.
Quindi, spero ti godrai il tuo Jay con tutte le sue armi.
Avrai in realtà l’unico Jay che combina 3 differenti personaggi in uno !
Ti spedirò anche un cattivo con cui farlo combattere!
Solo ricorda ciò che ti ha detto il Maestro Wu : proteggi i tuoi personaggi come le armi di SPinjitzu e dai sempre retta al tuo Papà.

L'autore si chiama Richard ed è appena diventato l'impiegato dell'anno alla LEGO e nei nostri cuori.
Dimostrando che si può essere piccoli eroi e anche ottimi operatori del servizio clienti. E viceversa.
Richard come servizio clienti di Lego non solo ha rispedito il pezzo al bambino ma lo ha anche fatto sognare.

Una Ceres gratis a chi ha "votato" Renzi...

Una Ceres gratis a chi ha "votato" Renzi: La birra danese ironizza sul nuovo governo italiano.



"Una Ceres Gratis a tutti quelli che hanno votato Renzi alle ultime elezioni politiche" recita così l’headline della nuova campagna della birra danese Ceres.
L’unico problema è che, come ben sapete, non ci sono state elezioni.

Ergo, nessuna birra per nessuno. Così la Ceres si prende gioco del popolo italico che, suo malgrado, non ha scelto questo governo ma "se l’è beccato" come una banale influenza stagionale.

Sembra un disastro naturale, ma...

Sembra un disastro naturale, ma questi Orrori sono frutto dell’uomo.
Da quando si sono intensificati i combattimenti in Siria, questo campo profughi è diventato più simile a una prigione.

Un'immagine forte di residenti Yarmouk in attesa di distribuzione di cibo dalle Nazioni Unite:



Yarmouk si presenta come una zona sismica, gli edifici sono ormai gusci con lastre irregolari di calcestruzzo e gesso appeso dai piani.

Ci sono migliaia di rifugiati in coda per il cibo, l'Onu deve lottare ogni giorno per effettuare ogni consegna.

Questa è una catastrofe umana nata da un conflitto dove il cibo è un'arma di guerra…

Qualcosa deve drasticamente cambiare qui, perché questi non assomigliano nemmeno lontanamente ai sacrosanti diritti umani.

giovedì 27 febbraio 2014

Orgoglioso di lui...

Nelle sue passeggiate pomeridiane, un bambino di Manila portava da mangiare ai cani randagi nei quartieri più poveri della città.
Il padre, ignaro dei luoghi in cui si recava, lo segue e scopre la verità. Curioso di scoprire dove andasse ogni pomeriggio suo figlio, lo segue durante la sua passeggiata pomeridiana e scopre con gran sorpresa che dentro lo zaino che il bambino portava con sé c’era del cibo per sfamare i cani randagi nei quartieri più degradati della città.
Il padre del bambino, è rimasto più che stupito dalla bontà di suo figlio.



L’uomo, ha dichiarato: «La prima volta che ho visto quegli animali sono rimasto disgustato. Ma mio figlio non sembrava essere intimorito, li avvicinava, li sfamava e li carezzava».