martedì 25 febbraio 2014

Il buon matematico si riconosce da lattante

Il senso intuitivo e preverbale della quantità nella primissima infanzia è predittivo sia del senso non simbolico di numero sia dell'abilità matematica simbolica esibita negli anni successivi. E' la conclusione a cui è giunta una ricerca condotta da psicologi della Duke University a Durham e della Johns Hopkins University a Baltimora.
E' indubbio che l'educazione e l'ambiente siano fattori di prima grandezza nel incoraggiare e plasmare le abilità matematiche, ma è ancora oggetto di dibatto se e quanto la capacità unicamente umana di sviluppare e manipolare concetti matematici astratti sia influenzata da abilità numeriche di base presenti fin dalla prima infanzia.



Queste abilità sono rappresentate da quel senso della numerosità, filogeneticamente molto antico e presente anche negli animali, che permette di valutare a colpo d'occhio che una fila di cinque alberi, per esempio, è più numerosa di una di tre, e per il quale non serve conoscere il nome dei numeri né alcuna loro rappresentazione simbolica.
I ricercatori hanno preso in esame un gruppo di 48 bambini di sei mesi di età per misurare l'acutezza del loro senso preverbale del numero. A questo scopo hanno usato un metodo standard che consiste nel mostrare una serie di immagini che riproducono un numero variabile di grossi punti e registrare per quanto tempo lo sguardo del piccolo si sofferma su ciascuna di esse.
Le immagini nuove sorprendono e inducono a fissarle per un tempo maggiore di quello dedicato a immagini note. Se un'immagine con cinque punti viene fissata più a lungo (quindi trattata come nuova) dopo una serie di immagini con quattro punti, questo indica che il piccolo è in grado di distinguere fra quattro e cinque.
Tre anni dopo questo test, lo stesso gruppo di bambini è stato sottoposto a nuovi test per valutarne la capacità matematica simbolica, la padronamnza dei nomi dei numeri, il senso numerico primitivo, e l'intelligenza generale.
L'analisi dei risultati ha confermato che una maggiore acutezza del senso del numero preverbale manifestato a sei mesi di età corrispondeva a una maggiore padronanza e capacità di manipolazione dei numeri a tre anni, indipendentemente dal livello di intelligenza generale. Secondo i ricercatori, questo suggerisce che il senso della numerosità già presente nella primissima infanzia rappresenta un importante “mattone” per la costruzione delle successive capacità matematiche.