venerdì 21 febbraio 2014

In dieci anni spariti 78 mila studenti

Erano oltre 338 mila nel 2003/2004, sono poco più di 260 mila nel 2013/2014: in barba a tutti gli obiettivi europei, che fissano nel 2020 il traguardo per avere il 40% di laureati, l’Italia arranca. La conferma arriva dall’ultimo aggiornamento dell’Anagrafe degli studenti universitari del ministero dell’Istruzione: non è un dato ancora definitivo, ma anche se difettasse di poche decine di studenti, dà un quadro chiaro dell’attuale débâcle degli atenei, che -invece di acquisire studenti- ne perdono costantemente. I tecnici del Miur fanno notare che quest’anno il calo si è interrotto rispetto agli anni precedenti (novemila in meno rispetto all’anno 2012/2013, meno rispetto al confronto precedente), ma è innegabile: trattasi comunque di emorragia.

UNIVERSITA’ PRIVATIZZATA ?
Un primo allarme era stato lanciato lo scorso anno dal CUN, ma i dati diffusi dal Miur tracciano un quadro ancor più desolante. Il numero dei diplomati nelle scuole italiane rimane costante, ma circa un quarto degli studenti non si iscrive più all’università. «Da anni denunciamo la continua privatizzazione dell’università, intesa non solo come l’ingresso dei privati nella governance degli atenei, ma anche come restringimento dell’accesso ai corsi di laurea. - dichiara Alberto Campailla, portavoce di Link Coordinamento Universitario - Basti pensare che circa il 57% dei corsi di laurea in Italia è a numero programmato. Un trend che di anno in anno aumenta e viene incentivato dallo stesso Miur, nonostante le proteste degli studenti in diversi atenei . E che continua ad allontanare l’Italia dalla possibilità di raggiungere il 40% di laureati entro il 2020, come stabilito a livello europeo».

LE TENDENZE
Non si può dire che gli studenti non seguano le tendenze del mondo del lavoro: se dieci anni fa l’area sanitaria attirava l’11,67% dei diplomati, oggi il dato è in calo, al 10,76%. L’area scientifica invece cresce, dal 28,74% al 35,23%, mentre il sociale tira di meno, dal 39,90% dell’annata 2003/2004 al 35,09% di quest’anno. Più o meno stabile resta solo la fetta di studenti che si orienta verso le facoltà umanistiche: era del 19,69% dieci anni fa, oggi è del 18,93%.Cosa succede allora?«Forse è arrivato il momento di riconoscere che non si tratta di un fenomeno estemporaneo- prova a rispondere Gianluca Scuccimarra, presidente dell’Unione degli universitari - ma di una tendenza gravissima, frutto delle politiche di progressivo scardinamento dell’università pubblica e del Diritto allo Studio».

COLPA DELLA CRISI
A stroncare le aspirazioni degli studenti potrebbe essere stata la crisi economica. Come sottolinea Giuseppe Failla, portavoce del forum nazionale dei giovani (che raccoglie circa 80 organizzazioni e rappresenta 4 milioni di under 35), «negli ultimi 3 anni, il fondo nazionale per finanziare le borse di studio è stato drasticamente ridotto. Nel 2009 i fondi nazionali coprivano l’84% degli studenti aventi diritto, nel 2011 il 75%. Quest’anno, come già nel 2012, sono stati esclusi dalle sovvenzioni quasi 60 mila studenti a fronte dei 35 mila di 5 anni fa. Si verifica frequentemente, pertanto, che molti giovani italiani capaci e meritevoli, pur risultando idonei alla percezione di una borsa di studio nelle graduatorie, non possano usufruire di tale opportunità».