lunedì 24 febbraio 2014
Sicurezza e privacy, basterà il corpo...
CI vorrà ancora un po' di tempo. Soprattutto per migliorare la tecnologia, alzando quell'85 per cento di accuratezza nei risultati: soglia buona ma di certo non ancora paragonabile all'affidabilità di sistemi biometrici più avanzati come la scansione dell'iride, la lettura dell'impronta digitale (ormai anche su tutti gli iPhone 5S con il Touch ID) o il più recente riconoscimento facciale, al centro di diverse polemiche soprattutto per i Google Glass. Stiamo parlando dell'odore corporeo. Parametro identificativo che, secondo un team di ricercatori dell'Universidad Politécnica di Madrid, potrà essere presto sfruttato come inedito tassello di una carta d'identità costituita solo da ingredienti personali e biologici.
Il gruppo di scienziati sta lavorando al nuovo sistema, in grado di filtrare e riconoscere le persone in base al profumo che emettono, insieme all'azienda hi-tech iberica Ilía Sistemas. La scommessa è isolare e dunque individuare in modo più sicuro possibile la firma odorosa da cui ciascuno di noi è caratterizzato. Dandole un nome e un cognome. Pare infatti che gli schemi individuali di questo tipo rimangano costanti nel corso del tempo e possano dunque costituire un elemento chiave per identificare le persone. Soprattutto in quei contesti, come i controlli di sicurezza, in cui possa essere opportuno evitare interventi troppo diretti e invasivi sugli individui in transito, come appunto la scansione dell'iride o la lettura delle impronte digitali, ancora caratterizzate da un alone vagamente criminoso. Al momento, il tasso di riconoscimento si aggira appunto intorno all'85 per cento. Per gli studiosi spagnoli è già sufficiente per iniziare a pensare, come stanno appunto facendo, a sistemi d'identificazione meno aggressivi.
Lo snodo, insomma, sta nella precisione dei sensori a disposizione. Che non hanno ancora raggiunto l'accuratezza del prodigioso apparato olfattivo dei massicci bloodhound. Fino alla ricerca spagnola, che ha messo in campo un sistema sviluppato dalla Ilía in grado di acciuffare elementi volatili presenti nella propria firma odorosa. I rischi, però, non sono pochi: l'odore del corpo può variare nel corso del tempo. Basti pensare a malattie, cambi nel regime alimentare e, ovviamente, l'umore, la fase di crescita, l'età, il clima. E poi rimangono le difficoltà nella realizzazione di un database altrettanto affidabile ed esteso da non risultare inutile o limitato: come campionare in maniera scientifica l'odore, per esempio, dei milioni di abitanti di un Paese?
Quest'intricata selva d'incognite non sembra aver spaventato i ricercatori iberici - raccolti intorno a un campo di indagine più ampio emblematicamente battezzato Emoción Proyect e dedicato al benessere dei cittadini - che hanno messo sotto la lente tredici persone per ben 28 sessioni di studio. Il risultato? Oltre ogni attesa: è stato infatti riscontrato solo il 15 per cento di errore nell'identificazione e associazione dei vari schemi odorosi alle legittime fonti. Cioè alle persone. Molto di più che un punto di partenza: una prova che ben presto, ovunque ci sia da tutelare la sicurezza, potremo trovare dei varchi di super nasi elettronici (nell'industria si usano da anni, sono in fase di sviluppo per medicina e monitoraggio ambientale da quasi vent'anni) in grado di identificarci in qualche frazione di secondo. E a quanto pare non c'è deodorante che tenga. Non basta. L'università sta infatti collaborando anche con l'ospedale universitario Infanta Sofía di Madrid su alcuni progetti ufficiali di ricerca legati all'analisi delle caratteristiche del sangue e del respiro nei pazienti. Presto in grado - con un sistema simile - di individuare indizi che conducano alla diagnosi precoce del cancro al colon e della leucemia.