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La salute delle organizzazioni si fonda, come sostiene William White nel suo libro “L’uomo dell’organizzazione” (“The organization man”), su un abile lavoro di gruppo che permette con enorme efficacia di fare affiorare punti di vista differenti. Richard Woodmann, docente di Organizzazione all’Università del Texas, usa invece una definizione interessante sulla creatività: “La creatività di un’organizzazione è funzione della creatività degli individui che la compongono e di una varietà di processi sociali e fattori di contesto che plasmano e condizionano il modo con cui questi individui si comportano e interagiscono tra loro”.
Tra le moltissime definizioni di creatività che sono state coniate è forse quella fornita dal matematico Henri Poincaré, ad essere la più attuale e interessante. "Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili".
Unire differenti approcci che si focalizzano con un’intensità propria verso una direzione può essere un facilitatore verso il cambiamento. La creatività diventa quindi la prima fonte nella dinamica dell’innovazione.
Quando si parla, invece, d’innovazione è naturale rivolgersi immediatamente all’innovazione di prodotto, che come tale può essere nuovo a più livelli, per l’impresa, per il consumatore e per il mercato.
Anche la stessa innovazione di prodotto può però essere legata ai processi, dove le componenti innovative sono presenti in gran misura: in questo caso l’innovazione riguarda processi migliori, più veloci, più efficaci ed efficienti. Se ci spostiamo sui servizi, anche lo stesso marketing è un forte strumento per la creazione dell’innovazione.
Lo scenario dunque si allarga e l’innovazione diventa un processo continuo e ad ampio spettro che riguarda sia l’imprenditore sia l’azienda stessa che, per “stare nel mercato", deve per forza innovarsi ed innovare, spingendo sempre.
Questa spinta all’innovazione, che è in ogni caso necessaria e continua, richiede investimenti e richiede una programmazione e proiezione nel futuro non indifferente. Significa guardare sempre avanti, accettando anche l’imprevedibilità del mercato, ossia i rischi connessi anche all’utilizzo della stessa innovazione. Cosa fare dunque? Dato che in un mercato sempre più globalizzato diventa un passo obbligato.
Da che cosa nasce l’innovazione? Da che cosa nasce la creatività?
Forse la risposta a queste due domande ci permette di fare piccoli passi o anche più passi nella direzione giusta per rispondere in qualche modo anche all’affermazione di un grande scrittore americano Mark Twain, che affermava: “Non sapevano che fosse impossibile, allora l’hanno fatto”.
Entriamo quindi nell’ambito del come si sviluppano le idee e quali sono i tipi di problemi che generalmente si affrontano, senza contare la percezione che abbiamo del problema (che può essere fondamentale nella costruzione dello stesso e anche nella sua risoluzione).
Alcune tecniche di Problem Solving innovativo ci possono aiutare per risolvere anche in modo inventivo problemi di cui non conosciamo il modo per arrivare alla soluzione.
Si parte sempre e comunque dalle persone, da come pensano, ma soprattutto da come pensano insieme.
Se partiamo dalla persona come individuo e quindi dalle sue idee e dalla qualità della sua mente, occorre ricordare che questa qualità è in parte innata ed in parte costruita.
Come costruirla al meglio dunque?
Ci possono essere alcuni elementi, in una società come la nostra, che possono essere utili per fare emergere l’innovazione e la creatività simultaneamente: l’indipendenza personale (il fatto di saper ragionare comunque con la propria testa), la curiosità (intesa come desiderio di risposte anche originali e quindi lo stimolo verso la ricerca), la spontaneità (dote dei bambini che molti dimenticano o strutturano), la fantasia (che ad esempio Walt Disney curava particolarmente anche con una certa illogicità) e l’ottimismo (fiducia nonostante le avversità).
Questi elementi talvolta non si trovano in una persona, ma in persone che si uniscono insieme per un obiettivo: in tal senso creano e realizzano nuove forme d’apprendimento e creano anche un vantaggio collaborativo e cooperativo.
Occorre avere questa tensione generativa insieme, e insieme con chi?
Alle persone che ti accompagnano, persone desiderose di capire, ascoltare, crescere, cambiare. Il sistema all’interno del quale queste persone operano deve poi funzionare e fare da cuscinetto idoneo all’innovazione e anche questo è importante.
Tuttavia è la tensione, intesa come energia presente nelle persone verso una qualche cosa di comune che si può raggiungere e concorrere insieme, il vero propulsore creativo ed innovativo.
Le sue origini sono profonde in quanto educative e riguardano tutte quelle dimensioni della creatività in precedenza citate focalizzandosi forse di più sull’ultima dimensione, quella dell’ottimismo, inteso come nuova capacità di guardare le cose, di apprendere, di cogliere con intelligenza ciò che di nuovo e di corretto è presente.
Anche a livello organizzativo vale la stessa cosa, dato che le organizzazioni sono fatte di persone.
La creatività e l’innovazione sono dunque soprattutto legate ad un ottimismo intelligente.
