mercoledì 12 marzo 2014

La matematica? E' un'opera d'arte!

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Nei matematici la vista di una formula o di un'equazione considerate "belle" attiva la stessa area cerebrale coinvolta nelle esperienze estetiche artistiche e musicali.

Avete mai sentito un matematico esaltare la pura bellezza di una costante o di un'equazione? Probabilmente sì, e l'avete liquidato come un irriducibile nerd.
Ma ora la scienza gli darà ragione: le persone che apprezzano la matematica attivano, quando contemplano una formula, la stessa area cerebrale coinvolta nella fruizione di un'opera d'arte o di un meraviglioso brano musicale.
È quanto si apprende da uno studio pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience.

La vedi questa curva? È uno schianto!

Un'equipe di neuroscienziati del Wellcome Laboratory of Neurobiology dell'University College London ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale i cervelli di 15 matematici messi davanti a una sessantina di formule, che in precedenza avevano dovuto valutare con una scala da -5 (orribili) a +5 (meravigliose).
Anche se alla maggior parte di noi la bellezza estetica di una legge matematica può sfuggire, per chi è appassionato di questa materia una stringa di numeri può rappresentare la quintessenza della bellezza: «La bellezza di una formula può scaturire dalla semplicità, dalla simmetria, dall'eleganza o dall'espressione di una verità immutabile» spiega Semir Zeki, principale autore della ricerca «per Platone, la qualità astratta della matematica rappresentava il punto più alto della bellezza».

Come davanti a un capolavoro Le formule giudicate bellissime - come l'identità di Eulero, l'identità pitagorica e le equazioni di Cauchy-Riemann - hanno attivato la stessa area cerebrale, la corteccia orbito frontale, coinvolta nelle fruizione di esperienze estetiche emotivamente coinvolgenti, come la visione di un'opera d'arte o l'ascolto di un bel brano musicale.

«Come per l'esperienza della bellezza visiva o musicale, l'attività cerebrale è fortemente correlata all'intensità della bellezza percepita dai soggetti, anche se in questo caso la fonte della bellezza è estremamente astratta» chiarisce Zeki.
In altre parole, l'attivazione è maggiore quando la bellezza percepita è più intensa.
«Questo potrebbe aiutarci a rispondere a una domanda critica nello studio dell'estetica, ossia se l'esperienza della bellezza possa in qualche modo essere quantificata».